giovedì 5 aprile 2012

BUFERA FASHION BLOGGER! MA CHI SONO QUESTE QUA?


Nell'universo femminile ci affidiamo spesso ad ossessioni modaiole, dal nuovo taglio di capelli, al colore di smalto del momento, alle calze con la fantasia più sbarazzina e infine, ma non per ultimo, all'abbinamento giusto da fare per una serata particolare. Forse è proprio per questo che il 90% delle donne si affida a siti internet, blog e forum, per scovare l'accoppiata giusta maglia-pantalone, gonna-camicia, abito-stivale. Ma cosa ne pensate dell'avvento delle nuove fashion blogger? 
Tutte coloro che si affacciano da principianti nella piattaforma "blogger", cercano le più "in" del momento. Da Chiara Ferragni, a Veronica Ferraro, da Irene Colzi ad Alessandra Airò. Ma di fashion blogger ce ne sono a volontà, di ogni tipo, estrazione, regione, dialetto e fama. 
Ci direte: "Da che pulpito viene la predica?". Noi non siamo fashion blogger, siamo blogger a cui la moda piace. Ma non solo quella. Anzi siamo ragazze di 24 anni che hanno deciso di aprire un blog.

In questi ultimi due/tre giorni è scoppiata la bufera. La colpa? Sembra tutta di Chiara Ferragni, ma secondo noi il buco è un pò più profondo. Tutto inizia da qui Repubblica.it, un articolo tutto pepe che spiffera i nodi di un meccanismo che ormai (nostra previsione) sta decadendo. Insomma, il punto pare sia che The Blonde Salad per partecipare ad eventi di marchi "nella norma" come Stefanel, si faccia pagare profumatamente. Una novità? Chi lo pensa, non conosce il nostro paese. Lo scandalo è fatto, tutti a gridare alla vergogna. Ma di chi è questa colpa? La storia nasce così: una casa di moda casualmente (o no) individua in alcune fashion blogger una possibile rete di vendita e sceglie, come strategia di marketing, di affidare alla ragazza in questione, la buona riuscita della campagna pubblicitaria. In soldoni, invece di investire 20.000 euro nell'acquisto di spazi pubblicitari per le vie di Milano o sulle pagine delle più importanti riviste di moda, decide di "regalare" i propri prodotti a colei (coloro) che useranno il proprio spazio web per pubblicizzare la merce, sfruttando la loro "fama", "l'invidia" e il senso di "emulazione" che fanno sorgere al sol guardarle.

Fino a qui non c'è niente di atroce. Strategie di marketing, meccanismi creati, una differente promozione del marchio. In fondo penso anche che, in periodi di crisi economica, meglio puntare sulla ragazza della porta accanto che più si avvicina come stereotipo a tutte noi, che alla super top model dalle gambe lunghe 2 metri. Ragazza carina ma non bellissima, alta ma non altissima, magra ma non dalle curve mozzafiato, bionda ma non platino, occhi blu ma non troppo blu e via dicendo.
Quindi dov'è lo scandalo?
Lo scandalo nasce dall'eccesso. Dal voler sfruttare ogni centimetro di popolarità (vera o presunta), dal creare eventi appositi per fashion blogger ai quali le giornaliste di moda non possono partecipare (e l'incazzatura inizia a montare), dal far presidiare in prima fila alla Settimana della Moda di Milano, Chiara Ferragni accanto ad Anna Wintour (l'incazzatura sale), dal lasciar recensire un nuovo capo di abbigliamento a coloro che una tantum sbagliano pure il congiuntivo (e l'incazzatura sale ancora di più). Insomma si è creato un meccanismo, ma lo sappiamo gestire? Forse no. Perchè se Repubblica decide di assegnare uno spazio di affari&finanza, invece che a Mario Draghi o ai nuovi Bot da acquistare in Borsa, allo scandalo di Chiara Ferragni,  vuol dire che l'incazzatura è scoppiata.

Ma mi pongo un altro interrogativo: secondo voi, chi è una fashion blogger? Io ho sempre pensato che quando ti occupi di una cosa, da farlo diventare il tuo lavoro, tu debba essere un professionista. Da qui penso anche che sia utile sapere se abbinare la gonna gialla con il top rosso o con quello marrone.  O se i pantaloni a campana sono retrò. Poi riflettendo mi immagino che se volessi definirmi una fashion blogger dovrei sapere ogni termine di moda come skinny, ankle boots, clutch, cache coeur, volant e via andando e anche saper vivere di moda, della moda, nella moda, dovrei sapere quando è nata la minigonna, quali sono state le prime case di moda, la loro evoluzione, i loro stilisti (dal primo all'ultimo), i colori che amano maggiormente, le stoffe, i disegni, le forme. Ma anche i vari loghi che hanno cambiato, i loro timbri, le loro campagne pubblicitarie, le loro modelle. Dovrei saper suggerire tendenze, consigli, idee.
Ma se la fashion blogger del momento, fosse stata una rammendina, o colei che cuce i bottoni sulle camice di prada, o se fosse stata una semplice assistente dell'ufficio Amministrazione di Gucci, o la segretaria, la telefonista, l'addetta alla pulizia delle macchina da cucire o all'acquisto della carta per creare i modelli in una qualsiasi casa di moda,  tutto questo odio l'avrebbe creato?

E l'altro interrogativo è: Chi l'ha creata la fashion blogger del momento? Sicuramente le Case di Moda che l'hanno scelta come "testimonial" lasciando simbolicamente l'haute couture per la normalità. Ma il piattello della bilancia dalla parte dell'Insalata Bionda di turno ce l'abbiamo portato noi.  E' questa l'atroce verità.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi associo totalmente a quello che è il tuo pensiero! Non è tanto il concetto di fashion blogger che detesto... con i mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione oggi è anche positivo e divertente potersi ispirare e confrontare con altre ragazze dai gusti più o meno condivisibili. E' che poi tutto finisce male... Ma a ben pensarci, l'idea di persone pericolosamente incompetenti e stra montate che dettino legge, o tendenze di moda che siano, è che pretendano anche un bel po' di soldini per farlo, non mi è del tutto nuova. Quasi quasi mi sembra di parlare di politica, ed è proprio vero che ogni paese ha i politici - o i fashion blogger - che si merita.
Bellissimo post comunque! Bacioni Fede

Le Malle Ouvert ha detto...

Ma infatti è il "meccanismo all'italiana" che non funziona più e che viene fuori da ogni situazione, politica, moda, show, musica e via andando! Ed è anche giusto che si sia scatenata la bufera, che qualcuno abbia detto "C'avete rotto le balle...", forse pure in ritardo. E non c'è da scandalizzarsi se una a caso chiede per la propria presenza 10.000 o 20.000 euro, perchè qualcuno gliel'ha permesso e fanno pure bene ad intascarseli. Io ne chiederei pure di più, finchè qualcuno abbocca all'amo... Pina

Anonimo ha detto...

Come non essere d'accordo con voi!!!!! E il bello è che ormai non ci si stupisce più di nulla, fosse scoppiato una decina di anni fa credo che avrebbe destato vero scalpore, ora come ora ne succedono così tante che (almeno per me è così) non ci si rimane di sasso per questi "metodi".
Complimenti per il post cmq :)

Saretta

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